Storia Tattoo

Body Art

Intervenire per modificare il proprio corpo, per renderlo più attraente ed importante, è una delle pratiche più antiche di cui siamo a conoscenza: dalle forme di adornamento permanente come tatuaggi, scarificazioni, marchi a fuoco e piercing, alle modifiche corporali estreme come l'allungamento del collo, dei lobi delle orecchie, o il restringimento del giro vita, dei piedi, del cranio, la circoncisione maschile e femminile o la limatura dei denti.

Il nostro corpo ci appartiene, lo sentiamo, lo usiamo, lo viviamo e possiamo decorarlo modificandolo quasi completamente, a piacere. Se tutto ciò ci può sembrare da "primitivi" in senso negativo, per la nostra ipocrita cultura occidentale moderna, basta dare un'occhiata agli stravolgimenti che noi "civili" uomini moderni, facciamo alle regole di madre natura: body building, steroidi, diete estreme, tinture, raggi UVA, chirurgia plastica, lifting, permanenti, trucco, ecc.

Quello che manca oggi, a noi occidentali, è un forte legame spirituale con il nostro corpo, manca la magia del rito, manca un significato più profondo che non sia bellezza a tutti i costi.

Le tecniche del Tattoo

Il tatuaggio si è evoluto e differenziato nelle varie epoche, così come le tecniche ad esso connesse. In passato erano particolarmente diffuse quelle basate sulla puntura e sulla cucitura.

Il tatuaggio per puntura consisteva nel tracciare il disegno sulla pelle, con un pennello o ricorrendo a stampini incisi e, successivamente, nel praticare delle punture molto vicine tra loro mediane un ago intriso della sostanza colorante preferita. Il tatuaggio per cucitura consisteva, invece, nel far scorrere sotto la pelle un filo imbevuto di colorante facendo attenzione a seguire le linee del disegno precedentemente tracciato.

I metodi utilizzati oggi sono tre: samoano, giapponese ed americano.

  • La tecnica samoana, per ora non rappresentata in Italia, introduce l'inchiostro sotto la pelle per mezzo di un bastoncino cavo e appuntito, che provoca un notevole dolore.
  • La tecnica giapponese prevede che gli aghi siano fatti entrare nella pelle obliquamente, con minor violenza, ma comunque in modo abbastanza doloroso.
  • Infine, la tecnica americana ricorre ad una macchinetta elettrica ad aghi, che determina sensazioni calde, vibranti, ma non dolorose.La componente della sofferenza segna una netta spaccatura tra il tatuaggio odierno, di stampo occidentale, e quello del passato, diffuso in Asia, Africa ed Oceania. In tali contesti l'esperienza del dolore (che da noi viene rifiutata: qui è richiesta solo la tecnica americana) è fondamentale, in quanto avvicina l'individuo alla morte e la sopportazione del dolore diventa esorcizzante nei confronti della stessa.

Oltre all'esperienza del dolore, è indispensabile la perdita di sangue. Il sangue è l'indicatore per eccellenza della vita: spargere sangue, in modo controllato e ridotto, quando si esegue un tatuaggio, significa simulare una morte simbolica (Lucia Colombo, Salvioni, 1996).

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